Whisky: ecco quali sono le tipologie più diffuse

Whisky: ecco quali sono le tipologie più diffuse

Quando si parla del whisky, si fa riferimento a un universo particolarmente ampio e variegato. Senza avere una minima esperienza in relazione a questa bevanda e senza conoscere nulla della sua storia, è anche difficile capire come consumarlo e quale tipologia scegliere. Ecco spiegato il motivo per cui, per capire come sorseggiare il whisky, è fondamentale avere le idee ben chiare le differenze tra le principali tipologie di whisky, in maniera tale da sapersi orientare verso la soluzione che si adatta meglio alle proprie esigenze.

Uno degli aspetti che fanno maggiormente la differenza è rappresentato, in primo luogo, dal “contenitore” da cui proviene il distillato. Poi, a incidere possono essere anche il tipo di materia prima che è stata impiegata ed eventualmente alcune miscele che sono state utilizzate nel corso della fase di produzione.

Lo Scotch Whisky, la tradizione scozzese

Lo Scotch Whisky rappresenta il tipo di whisky di maggior pregio in tutto il pianeta. Da più parti la Scozia viene considerata come la vera e propria patria di questa bevanda, anche se qualcuno dissente, ma in ogni caso è sicuramente la nazione in cui c’è la possibilità di apprezzare la migliore qualità di questo whisky.

Un’esperienza in tal senso che dura ormai da secoli, una vera e propria tradizione che si è creata nel campo della distillazione dei cereali. D’altro canto, però, bisogna mettere in evidenza come il territorio della Scozia rappresenta un altro fattore di cui tener conto, non solo per quanto concerne la fase di produzione, dal momento che la torba è particolarmente diffusa in queste zone, ma anche nel corso della fase dell’invecchiamento.

Il Single Malt

Quando si parla di Single Malt Scotch Whisky, si fa riferimento a una tipologia che è oggetto di produzione di una sola distilleria, utilizzando come base l’orzo maltato, senza che venga mischiato con altri cereali. Ad ogni modo, va messo in evidenza come, per poter creare determinati prodotti, c’è un vero e proprio disciplinare che detta le norme da seguire. In tal senso, viene garantita l’opportunità di sfruttare varie tipologie di malti, della cui produzione si occupa sempre la stessa distilleria. Invece, l’età di invecchiamento che viene indicata sull’etichetta fa riferimento al malto più giovane tra tutti quelli che fanno parte della miscela.

Sul mercato c’è la possibilità di trovare anche dei single malt che non hanno un’età ben precisa. Stiamo parlando dei NAS, ovvero dei “No Age Statement”, in cui la distilleria scegliere di non rivelare l’età minima dei malti presenti all’interno del whisky. Ad ogni modo, non bisogna preoccuparsi, dato che il disciplinare dello Scotch Whisky prevede che ci sia una soglia minima di invecchiamento, che deve essere pari a un triennio.

Grain Whisky e Blended Malt Whisky

Stiamo facendo riferimento a un tipo di whisky probabilmente meno diffuso e conosciuto in confronto a quelli descritti in precedenza. Si tratta di un prodotto che viene ricavata dalla distillazione sempre in una sola distilleria di orzo maltato, a cui si è scelto di aggiungere degli ulteriori e differenti cereali. Nella maggior parte dei casi, si tratta di una soluzione sfruttata per il blending, dal momento che gli intenditori di whisky non considerano molto il Grain Whisky, a meno che di trovare delle etichette con dei tempi di invecchiamento molto lunghi.

Tra le altre tipologie troviamo anche il Blended Malt Whisky: in questo caso, si parla di una versione che viene realizzata a partire dal mix tra vari single malt che vengono prodotti da varie distillerie. Nella maggior parte dei casi hanno un ottimo sapore, mentre dal punto di vista strutturale ha un ottimo equilibrio ed è molto morbido.

Redazione